In bici o a piedi aiuti l’ambiente
Lasciamo l’auto in favore di treno o autobus, della bici o di una sana camminata. Il WWF ricorda che è possibile fare a meno della macchina e così salvaguardare l’ambiente. Con il vantaggio che, oltre ad inquinare di meno, siamo in salute e in formaMercoledì, 29 Ottobre 2008A cura di www.wwf.it
Tra le piccole, importanti scelte di ogni giorno per in tema di ecologia, anche i trasporti giocano un ruolo importante. Il WWF ci ricorda che l’uso di treni e mezzi pubblici contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente. La bicicletta, poi, si rivela essere un toccasana e ci preserva da malattie cardiovascolari. Mentre andare a piedi è proprio un’abitudine da riscoprire, insieme ad un ritmo più lento e naturale del vivere.
In autoUn’automobile pesa non meno di sette quintali, più frequentemente una tonnellata e mezza: quanta energia si spreca per portarla in giro! Pensaci bene ogni volta che la usi per portare in giro i tuoi 70 chilogrammi! La bicicletta, che pesa solo una ventina di chili, è di gran lunga più efficiente.
Se usi l’automobile, rispetta i limiti di velocità. Superare i 100 km/ora significa a conti fatti risparmiare solo qualche mezz’ora. Non superarli significa consumare molto meno carburante e inquinare meno. Oltre a ridurre di molto il rischio di incidenti.
Non guidare in modo frenetico. Accelerazioni improvvise e frenate brusche, oltre a renderti nervoso, contribuiscono in maniera generosa ad aumentare del 30% il consumo di carburante.
In treno o autobus Prendi i mezzi pubblici. Risparmierai soldi, anidride carbonica e potrai leggere il giornale. Scoprirai il piacere di considerare gli altri non più come avversari ma compagni di viaggio.
Per quanto riguarda i tragitti extraurbani, treni e autobus sono da preferire. Saranno anche più lenti, ma evitano lo stress del traffico, il pericolo di incidenti e consentono di risparmiare sul carburante. Ed eviti di inquinare.
Per i bambini viaggiare in tram, bus e treno con mamma o papà è divertentissimo. Approfittane per educarli all'uso abituale dei mezzi pubblici.
Vivere senz’auto si può. E bene. Soprattutto se abiti in città, prendi in considerazione l’ipotesi di non avere l’automobile. Siamo sempre di più a fare questa scelta apparentemente difficile: in realtà ti sentirai più libero. Eventualmente puoi noleggiarne una per le vacanze estive (l’autonoleggio per lunghi periodi diventa sempre più conveniente ed è più economico di quanto si creda). A conti fatti risparmierai qualche migliaio di euro ogni anno.
In biciLa bicicletta è l'unico mezzo di trasporto silenzioso e non emette anidride carbonica. Provala per i tuoi spostamenti, d'estate come d'inverno: farà bene alla tua salute e scaricherà lo stress della vita quotidiana. In Europa i ragazzi che vanno a scuola a piedi o in bici sono sempre di meno. In Italia ogni mattina ci sono 5 milioni di spostamenti in automobile per accompagnare i ragazzi a scuola. Malgrado l'86% abiti a meno di 15 minuti. Quindi: vai a scuola a piedi o in bici, o, se hai figli, non accompagnarli in auto e responsabilizzali a spostarsi da soli. Un uso consapevole della bicicletta è una attività fisica che permette di unire trasporto, esercizio fisico e comodità. Se si pedala con moderazione, senza volersi improvvisare velocisti, l’utilizzo della bici è senz’altro un toccasana contro i rischi di una vita sedentaria. Interessanti i dati diffusi dalla Associazione Medici Britannici: i ciclisti, come più in generale coloro che praticano un’attività sportiva moderata ma regolare, corrono un rischio di malattie cardiache ridotto al 50% rispetto ai non ciclisti e valori positivi si riscontrano studiando gli effetti per la prevenzione di malattie coronariche, bronchitiche, ortopediche e asmatiche.
Ritorna bambino: utilizza la bicicletta! È divertente, non costa niente, passi dappertutto, la parcheggi ovunque, fa bene alla salute e non inquina!
A piediI propri piedi sono un ottimo sistema per spostarsi nei brevi tragitti, senza inquinare e bruciando un po' di calorie. E’ però fondamentale abituarsi ad acquistare scarpe comode. La maggior parte delle calzature in vendita non serve per camminare ma solo per seguire la moda. Perché le persone possano spostarsi a piedi è importante che sia il più piacevole possibile poterlo fare. Non vi è dubbio che passeggiare su un marciapiede largo tre metri sia meglio che farlo su un marciapiedi stretto solo un metro. Difendi i marciapiedi larghi e liberi dalle auto, qualcuno vorrebbe ridurli per farne parcheggi regalando ulteriore spazio alle automobili che già soffocano le città.
La rivoluzione ciclica è iniziata! Un altro modo scoprire i luoghi
sabato 22 novembre 2008
PEDALO SICURO!
In occasione dell’arrivo della stagione invernale, si ritorna a parlare di come sia salutare e conveniente muoversi in città in bicicletta, senza i venefici ingorghi del traffico. I vantaggi derivanti dall’uso quotidiano della bicicletta sono oramai noti a tutti, ma forse è bene ricordare, che il mezzo di trasporto più semplice e più economico che conosciamo non è un giocattolo: è un veicolo ed è soggetto alle stesse norme di tutti gli altri veicoli che circolano sulla strada; per questo va condotto con prudenza. La bicicletta, infatti, deve avere:
i freni (uno per la ruota anteriore e uno per la ruota posteriore)
il campanello o un dispositivo di segnalazione acusticau
una luce bianca o gialla anteriore
una luce rossa posteriore
un catarifrangente rosso posteriore
quattro catarifrangenti gialli sui pedali.
Dal 2006 è in atto una nuova normativa europea per la sicurezza delle biciclette, riguardante appunto 4 tipi di bici: da ragazzo, da corsa, da città e trekking e le mountain bike. In essa sono specificati i requisiti necessari per la loro fabbricazione e si definiscono i metodi di prova da applicare ai singoli componenti al fine di valutarne la resistenza. Le norme, inoltre, fissano alcuni parametri per determinare l’integrità strutturale dei telai e delle forcelle ed indicano le nuove prestazioni frenanti. Per esempio, una bicicletta da corsa che viaggia ad una velocità di 25 km/h su un terreno asciutto, dovrà avere uno spazio di frenata massimo di 6 metri, mentre ad una velocità di 16km/h su un terreno bagnato, lo spazio di frenata dovrà essere massimo di 5 metri.Ovviamente i dispositivi menzionati devono essere omologati e/o conformi.
i freni (uno per la ruota anteriore e uno per la ruota posteriore)
il campanello o un dispositivo di segnalazione acusticau
una luce bianca o gialla anteriore
una luce rossa posteriore
un catarifrangente rosso posteriore
quattro catarifrangenti gialli sui pedali.
Dal 2006 è in atto una nuova normativa europea per la sicurezza delle biciclette, riguardante appunto 4 tipi di bici: da ragazzo, da corsa, da città e trekking e le mountain bike. In essa sono specificati i requisiti necessari per la loro fabbricazione e si definiscono i metodi di prova da applicare ai singoli componenti al fine di valutarne la resistenza. Le norme, inoltre, fissano alcuni parametri per determinare l’integrità strutturale dei telai e delle forcelle ed indicano le nuove prestazioni frenanti. Per esempio, una bicicletta da corsa che viaggia ad una velocità di 25 km/h su un terreno asciutto, dovrà avere uno spazio di frenata massimo di 6 metri, mentre ad una velocità di 16km/h su un terreno bagnato, lo spazio di frenata dovrà essere massimo di 5 metri.Ovviamente i dispositivi menzionati devono essere omologati e/o conformi.
venerdì 14 novembre 2008
BICYCLE FILM FESTIVAL !
Dal 26 al 30 novembre la tappa italiana del Bicycle Film Festival, in tour
intorno al mondo per celebrare l'orgoglio ciclistico attraverso film, arte e
musica. Sabato 29 novembre grande dance party in un garage sotterraneo
con annesso ring per ciclismo urbano indoor.
Ritratti di ciclisti urbani, animazioni, videoarte, video musicali, documentari storici, fiction,
racconti di viaggio, epica agonistica: il Bicycle Film Festival è in rapido avvicinamento verso
Milano, arrivo previsto il 26 novembre, con una scia di serate musicali, una mostra d'arte, gare
su strada, ciclocross urbano e un grande garage party finale, con musica dance in un
parcheggio sotterraneo e ring per ciclismo urbano indoor.
Nato otto anni in quella grande fucina dell'avanguardia cinematografica newyorchese che è
l'Anthology Film Archive, il Bicycle Film Festival è espressione di una comunità internazionale
di ciclisti urbani, filmmaker e artisti uniti da un fitto interscambio di idee, storie e immagini. Il tour
2008 del BFF tocca 17 città: New York, Toronto, Minneapolis, Los Angeles, San Francisco,
Chicago, Boston, Tokyo, Austin, Londra, Vienna, Zurigo, Parigi, Sydney, Melborune, Milano e
Portland.
“Il ciclista urbano è uno degli eroi dei nostri giorni: agile, leggero, silenzioso, metropolitano,
post-petrolifero. Quando tra molti anni si guarderà alle culture urbane del nostro decennio, si
vedrà che il movimento dei ciclisti è uno dei più distintivi di questo inizio secolo”. Così afferma
Brendt Barbur, fondatore e direttore del BFF.
Il BFF mette insieme il vintage e il pop, il vecchio e il nuovo volto del ciclismo, i film sulle grandi
classiche del Nord e i video sulle gare nei garage di Tokyo. Molti i rimandi culturali tra
immaginario ciclistico USA, italiano e giapponese. L'Italia in particolare, un paese in cui fino agli
anni '60 il ciclismo era il primo sport nazionale, sta diventando sempre più oggetto di culto da
parte di ciclisti urbani di tutto il mondo. Bike messenger di New York, ciclisti a scatto fisso di
Tokyo, studenti di Berkley idolatrano i marchi storici e l'iconografia del vecchio ciclismo italiano.
E all'amore per la bici è interamente dedicata JOY RIDE mostra d'arte che gira il mondo
insieme al Bicycle Film Festival, con opere di artisti affermati come Tom Sachs, Michel Gondry,
Phil Frost, Swoon, insieme a opere di emergenti, italiani ed internazionali.
Il BFF è realizzato in collaborazione con Carhartt, Stussy, Slam Jam e Vans , marchi di culto
dello streetwear urbano, di Abici e di Selle San Marco. La festa finale è organizzata con
Barmanlover. Al Mexico il pubblico sarà accolto dall'officina mobile della Stazione delle
Biciclette.
intorno al mondo per celebrare l'orgoglio ciclistico attraverso film, arte e
musica. Sabato 29 novembre grande dance party in un garage sotterraneo
con annesso ring per ciclismo urbano indoor.
Ritratti di ciclisti urbani, animazioni, videoarte, video musicali, documentari storici, fiction,
racconti di viaggio, epica agonistica: il Bicycle Film Festival è in rapido avvicinamento verso
Milano, arrivo previsto il 26 novembre, con una scia di serate musicali, una mostra d'arte, gare
su strada, ciclocross urbano e un grande garage party finale, con musica dance in un
parcheggio sotterraneo e ring per ciclismo urbano indoor.
Nato otto anni in quella grande fucina dell'avanguardia cinematografica newyorchese che è
l'Anthology Film Archive, il Bicycle Film Festival è espressione di una comunità internazionale
di ciclisti urbani, filmmaker e artisti uniti da un fitto interscambio di idee, storie e immagini. Il tour
2008 del BFF tocca 17 città: New York, Toronto, Minneapolis, Los Angeles, San Francisco,
Chicago, Boston, Tokyo, Austin, Londra, Vienna, Zurigo, Parigi, Sydney, Melborune, Milano e
Portland.
“Il ciclista urbano è uno degli eroi dei nostri giorni: agile, leggero, silenzioso, metropolitano,
post-petrolifero. Quando tra molti anni si guarderà alle culture urbane del nostro decennio, si
vedrà che il movimento dei ciclisti è uno dei più distintivi di questo inizio secolo”. Così afferma
Brendt Barbur, fondatore e direttore del BFF.
Il BFF mette insieme il vintage e il pop, il vecchio e il nuovo volto del ciclismo, i film sulle grandi
classiche del Nord e i video sulle gare nei garage di Tokyo. Molti i rimandi culturali tra
immaginario ciclistico USA, italiano e giapponese. L'Italia in particolare, un paese in cui fino agli
anni '60 il ciclismo era il primo sport nazionale, sta diventando sempre più oggetto di culto da
parte di ciclisti urbani di tutto il mondo. Bike messenger di New York, ciclisti a scatto fisso di
Tokyo, studenti di Berkley idolatrano i marchi storici e l'iconografia del vecchio ciclismo italiano.
E all'amore per la bici è interamente dedicata JOY RIDE mostra d'arte che gira il mondo
insieme al Bicycle Film Festival, con opere di artisti affermati come Tom Sachs, Michel Gondry,
Phil Frost, Swoon, insieme a opere di emergenti, italiani ed internazionali.
Il BFF è realizzato in collaborazione con Carhartt, Stussy, Slam Jam e Vans , marchi di culto
dello streetwear urbano, di Abici e di Selle San Marco. La festa finale è organizzata con
Barmanlover. Al Mexico il pubblico sarà accolto dall'officina mobile della Stazione delle
Biciclette.
domenica 12 ottobre 2008
Come cambia la vita vissuta in bicicletta!
Bicipensiero del giorno
"La bicicletta modifica il tempo, ma anche lo spazio. Rifate in macchina un tragitto particolarmente bello in bicicletta. Fa schifo, e' come se fosse un altro posto: si e' impoverito"Didier Tronchet, giornalista, ciclosofo, Francia
"La bicicletta modifica il tempo, ma anche lo spazio. Rifate in macchina un tragitto particolarmente bello in bicicletta. Fa schifo, e' come se fosse un altro posto: si e' impoverito"Didier Tronchet, giornalista, ciclosofo, Francia
La bici come estrema filosofiadi vita.
In bilico senza freni né cambi È la nuova bici-filosofia
Si chiama ruota fissa. Da mezzo alternativo a mania giovanile
MILANO - Girare per la città a bordo di una bicicletta che pesa meno di dieci chili, senza freni, o al massimo con quello anteriore, senza cambio, senza mai smettere di pedalare, soprattutto mai a vuoto, e senza mai mettere i piedi in terra, sembra una cosa da aspiranti suicidi. Invece è una filosofia di vita. Si chiama «bicicletta a ruota fissa» ed è l' ultima frontiera della bici estrema per uso urbano. Gli appassionati aumentano anche se non è ancora prodotta in serie. Ce la si costruisce da soli utilizzando telai di vecchie due ruote o la si fa assemblare e personalizzare in officine specializzate spendendo da mille euro in su. Negli Stati Uniti, patria delle «fixed gear», il fenomeno sta assumendo dimensioni tali che il New York Times ha dedicato un ampio reportage a queste curiose biciclette che dribblano il traffico della Grande Mela con disinvolto snobismo. E in Giappone, fiutato il business, la Nike ne ha fatto una campagna pubblicitaria. In Italia, i primi esemplari di ruota fissa hanno iniziato a circolare qualche anno fa all' interno del movimento Massa Critica, i ciclisti antagonisti che periodicamente, per una notte, occupano le strade delle principali città. È un mezzo controrivoluzionario, il risultato della «decostruzione di bici», come si legge sul sito Internet movimentofisso.it, punto d' incontro e riflessione per i cultori del genere. Mentre rotafixa, forum on line dedicato all' argomento, spiega che «la pedalata a rapporto fisso rende il ciclista perfettamente solidale con il suo mezzo». In realtà la bicicletta a ruota fissa non è una novità. Piuttosto, è l' evoluzione metropolitana delle bici da pista, quelle utilizzate nei velodromi dove, appunto, i freni sono superflui. I primi modelli sono stati costruiti più di cent' anni fa, ma è solo negli anni ' 80 che la ruota fissa esce dal contesto sportivo per iniziare a correre sulle strade cittadine. Succede a New York con i primi pony express a pedali. Sono per lo più immigrati caraibici e giovani squatter di case occupate a consegnare pacchi e buste a Manhattan come a Brooklyn. Vanno in bici con uno stile particolare che ricorda quello dei pistard dei velodromi e si costruiscono da soli i loro mezzi. Li vogliono leggeri e veloci, utilizzano telai di vecchie biciclette a cui tolgono tutto ciò che ritengono superfluo per alleggerirne il peso. L' essenzialità del mezzo è tutto. Nel tempo, quella dei «bike messenger» è diventata una vera e propria cultura di strada come ben racconta Culley Hugh Travis nel libro Il messaggero, bibbia della ruota fissa. Non sono poche le analogie con il surf e lo skateboard. Movimenti di nicchia, con un loro linguaggio, codice e abbigliamento poi trasformati in industria. Lo stesso sta accadendo con le «fixed gear». Black Label, la principale associazione americana di appassionati di ruota fissa che ogni anno organizza un campionato mondiale, ha ricevuto diverse offerte da importanti sponsor. Per ora rifiutate. Perché chi va in ruota fissa, cosa non per tutti perché ci vuole un discreto allenamento per evitare di schiantarsi contro un autobus, si sente parte di un élite, di una controcultura, appunto, che si ribella ai fronzoli e ai lussi della società, in questo caso rappresentati da mountain e city bike, per non parlare di certi costosissimi cicli con manubrio in radica e borse laterali in vera pelle. Il ciclista a ruota fissa ha un rapporto quasi Zen con il mezzo, con tanto di decalogo che spazia dal surplace della filosofia pura («muoviti leggero, non fare male, non avere paura»), alle questioni pratiche («Portati appresso un kit per riparare le forature»). L' importante è non mettere mai i piedi a terra. * * * 1980 I primi modelli di biciclette a «ruota fissa» risalgono alla fine dell' Ottocento. Si trattava di cicli usati solo nei velodromi per le competizioni. Il loro uso metropolitano è iniziato negli anni 80
Rizzo Roberto
Si chiama ruota fissa. Da mezzo alternativo a mania giovanile
MILANO - Girare per la città a bordo di una bicicletta che pesa meno di dieci chili, senza freni, o al massimo con quello anteriore, senza cambio, senza mai smettere di pedalare, soprattutto mai a vuoto, e senza mai mettere i piedi in terra, sembra una cosa da aspiranti suicidi. Invece è una filosofia di vita. Si chiama «bicicletta a ruota fissa» ed è l' ultima frontiera della bici estrema per uso urbano. Gli appassionati aumentano anche se non è ancora prodotta in serie. Ce la si costruisce da soli utilizzando telai di vecchie due ruote o la si fa assemblare e personalizzare in officine specializzate spendendo da mille euro in su. Negli Stati Uniti, patria delle «fixed gear», il fenomeno sta assumendo dimensioni tali che il New York Times ha dedicato un ampio reportage a queste curiose biciclette che dribblano il traffico della Grande Mela con disinvolto snobismo. E in Giappone, fiutato il business, la Nike ne ha fatto una campagna pubblicitaria. In Italia, i primi esemplari di ruota fissa hanno iniziato a circolare qualche anno fa all' interno del movimento Massa Critica, i ciclisti antagonisti che periodicamente, per una notte, occupano le strade delle principali città. È un mezzo controrivoluzionario, il risultato della «decostruzione di bici», come si legge sul sito Internet movimentofisso.it, punto d' incontro e riflessione per i cultori del genere. Mentre rotafixa, forum on line dedicato all' argomento, spiega che «la pedalata a rapporto fisso rende il ciclista perfettamente solidale con il suo mezzo». In realtà la bicicletta a ruota fissa non è una novità. Piuttosto, è l' evoluzione metropolitana delle bici da pista, quelle utilizzate nei velodromi dove, appunto, i freni sono superflui. I primi modelli sono stati costruiti più di cent' anni fa, ma è solo negli anni ' 80 che la ruota fissa esce dal contesto sportivo per iniziare a correre sulle strade cittadine. Succede a New York con i primi pony express a pedali. Sono per lo più immigrati caraibici e giovani squatter di case occupate a consegnare pacchi e buste a Manhattan come a Brooklyn. Vanno in bici con uno stile particolare che ricorda quello dei pistard dei velodromi e si costruiscono da soli i loro mezzi. Li vogliono leggeri e veloci, utilizzano telai di vecchie biciclette a cui tolgono tutto ciò che ritengono superfluo per alleggerirne il peso. L' essenzialità del mezzo è tutto. Nel tempo, quella dei «bike messenger» è diventata una vera e propria cultura di strada come ben racconta Culley Hugh Travis nel libro Il messaggero, bibbia della ruota fissa. Non sono poche le analogie con il surf e lo skateboard. Movimenti di nicchia, con un loro linguaggio, codice e abbigliamento poi trasformati in industria. Lo stesso sta accadendo con le «fixed gear». Black Label, la principale associazione americana di appassionati di ruota fissa che ogni anno organizza un campionato mondiale, ha ricevuto diverse offerte da importanti sponsor. Per ora rifiutate. Perché chi va in ruota fissa, cosa non per tutti perché ci vuole un discreto allenamento per evitare di schiantarsi contro un autobus, si sente parte di un élite, di una controcultura, appunto, che si ribella ai fronzoli e ai lussi della società, in questo caso rappresentati da mountain e city bike, per non parlare di certi costosissimi cicli con manubrio in radica e borse laterali in vera pelle. Il ciclista a ruota fissa ha un rapporto quasi Zen con il mezzo, con tanto di decalogo che spazia dal surplace della filosofia pura («muoviti leggero, non fare male, non avere paura»), alle questioni pratiche («Portati appresso un kit per riparare le forature»). L' importante è non mettere mai i piedi a terra. * * * 1980 I primi modelli di biciclette a «ruota fissa» risalgono alla fine dell' Ottocento. Si trattava di cicli usati solo nei velodromi per le competizioni. Il loro uso metropolitano è iniziato negli anni 80
Rizzo Roberto
lunedì 28 luglio 2008
SETTIMANA EUROPEA DELLA MOBILITA'

Scandaloso la bella Italia che dovrebbe puntare sulle bellezze naturali del proprio territorio e dunque su un sistema turistico dolce non conosce neppure la settimana della mobilità sostenibile.
Qui sotto le città partecipanti. Confidiamo che da qui a settembre altre municipalità aderiscano. Sarebbe veramente deludente se così non fosse.
venerdì 18 luglio 2008
NUOVA AVVENTURA BRESCIA-ASOLO-TRIESTE
Siamo pronti? Boh, forse, non so! Mille dubbi ancora nella mente di Marco: < No de meno de l'an pasat>. Ma alla fine andremo tutti. Anche se il gruppo è cambiato. Andrea Cavalleri, l'avvocato, ok! Beppe Manenti, il campione, ok! Marco Giacomini, Fred Flinstone del ciclismo bresciano, ok! Mariano Mazzacani, organizzatore, ok! Eppoi il comandante, dei vigili, ed il funzionario, Cee, che fine han fatto? Missing
Un nuovo ammalato si affaccia però all'avventura. Giannino, la bête , l'uomo avulso al ciclismo che ora invece se n'è ammalato profondamente. Ed i rettilinei saranno il suo pane col "physique du role" del passistone da "etape contre la montre", tappe a cronometro, e lo scontro sarà titanico. Sia di carattere che fisico tra Beppe cronoman vero, campione fasciato più volte dal tricolore, ed il neofita dai muscoli non ancora usi alla meta lontana per due giorni di seguito. Ne vedremo delle belle. Stavolta con l'impegno di vedere l'asburgica bellezza triestina dedicando all'oriente d'Italia una giornata di ozio ristoratore prima di tornare alle cose di sempre. Lonato-Verona-Vicenza- Cittadella-Bassano del Grappa-Asolo-Monfumo i punti da toccare il primp giorno. Monfumo-San Dona' del Piave-San Michele al Tagliamento- ed il lungomare Duino Aurisina col Castello di Miramare, coll'approdo a Trieste di Svevo e Joyce. Per sentire, per pochi attimi, cos'è l'oriente Balcanico.
Un nuovo ammalato si affaccia però all'avventura. Giannino, la bête , l'uomo avulso al ciclismo che ora invece se n'è ammalato profondamente. Ed i rettilinei saranno il suo pane col "physique du role" del passistone da "etape contre la montre", tappe a cronometro, e lo scontro sarà titanico. Sia di carattere che fisico tra Beppe cronoman vero, campione fasciato più volte dal tricolore, ed il neofita dai muscoli non ancora usi alla meta lontana per due giorni di seguito. Ne vedremo delle belle. Stavolta con l'impegno di vedere l'asburgica bellezza triestina dedicando all'oriente d'Italia una giornata di ozio ristoratore prima di tornare alle cose di sempre. Lonato-Verona-Vicenza- Cittadella-Bassano del Grappa-Asolo-Monfumo i punti da toccare il primp giorno. Monfumo-San Dona' del Piave-San Michele al Tagliamento- ed il lungomare Duino Aurisina col Castello di Miramare, coll'approdo a Trieste di Svevo e Joyce. Per sentire, per pochi attimi, cos'è l'oriente Balcanico.
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