Visualizzazione post con etichetta gran randonneè bresciana bellissima extreme. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gran randonneè bresciana bellissima extreme. Mostra tutti i post

lunedì 1 dicembre 2014

Progetto Civitas MIMOSA, l’Europa si impegna nella mobilità

I whitepaper del progetto europeo rappresentano una guida pratica e pronta all'uso per condividere le conoscenze già acquisite

Scritto da
Progetto Civitas MIMOSA, l'Europa si impegna nella mobilità_8
In tanti forse non hanno mai nemmeno sentito parlare del progetto Civitas MIMOSA, una collaborazione innovativa tra le città di Bologna, Funchal (Portogallo), Danzica (Polonia), Tallinn (Estonia), e Utrecht (Paesi Bassi) per “fare innovazione in mobilità e azioni sostenibili”. E l’acronimo MIMOSA, arriva in effetti proprio da questa definizione: “Making Innovation in MObility and Sustainable Actions”.
Progetto Civitas MIMOSA, l'Europa si impegna nella mobilità (2)
Le cinque città del progetto europeo hanno unito le forze per “imparare a muoversi meglio, per vivere in città migliori”, esplorando collettivamente nuovi approcci al trasporto sostenibile e trovando nuove soluzioni. Attraverso l’attuazione e la valutazione delle diverse attività, le città hanno lavorato con i loro cittadini verso un nuovo e innovativo concetto di mobilità urbana.
Le città di MIMOSA sono piuttosto diverse per caratteristiche sia geografiche che climatiche e culturali, essendo situate dal Baltico fino all’Atlantico. Sono state tuttavia legate da una attenzione particolare per i problemi del trasporto urbano e per una visione comune sulle possibili soluzioni. Le priorità delle città del progetto MIMOSA sono state “migliorare la qualità della vita e stimolare stili di vita più sani, migliorare le condizioni ambientali, ridurre la congestione, aumentare l’efficienza energetica e la sicurezza”. Tutto questo senza compromettere, ma migliorando idealmente la mobilità dei cittadini.
Foto: www.civitas.eu
Immagine da www.civitas.eu

I whitepaper del progetto sono un utilissimo strumento di studio e di analisi sul problema della mobilità sostenibile, e sono stati pubblicati anche in inglese sul sito del progetto.
Li ripropongo perché sono un valido stato dell’arte per chi in città diverse si volesse cimentare in progetti analoghi.
Purtroppo spesso nei progetti europei si fanno tante attività e si producono relazioni e progetti che servono realmente ai paesi partecipanti, che prendono cioè parte attiva al progetto e agli eventi correlati, avendo modo di vedere e parlare con i responsabili di progetto e di toccare con mano (non sempre in quanto spesso i progetti sono “cartacei” o solo digitali) le realizzazioni, valutandone dal vivo potenzialità e criticità, ma che non vedono poi una diffusione adeguata all’esterno di questo gruppo ristretto.
By Vitold Muratov (Own work) [CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons
By Vitold Muratov (Own work) [CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Per anni ho preso parte a progetti europei e purtroppo ho sempre visto incrementare la burocrazia e ridurre gli incontri operativi, anche ovviamente per i costi crescenti di trasferta e per le sempre migliori opportunità di incontri virtuali.
Spesso però si perde il contatto reale con i cittadini, che invece vivono il progetto, e con le amministrazioni, che lo gestiscono, e questa è una reale perdita di valore.
Per esempio il car sharing è nato a Bologna come best practice della città di Brema nel 2000 e solo grazie alla loro esperienza è partito, in dimensioni molto piccole (nove auto e cento clienti), ma con il supporto dei colleghi tedeschi si sono raggiunti in breve i mille clienti.
"2006 fietsenstalling Delft". Con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 tramite Wikimedia Commons
“2006 fietsenstalling Delft” – licenza Creative Commons – Attribution-Share Alike 3.0 tramite Wikimedia Commons

Essendosi purtroppo ridotti gli spazi per simili esperienze ed avendo avuto decine di contatti con imprenditori e amministratori interessati alla mobilità nell’ottica del progetto, ho scritto i whitepaper (tradotti in inglese da professionisti) anche per chi intende avviare progetti e riutilizzare le esperienze condivise nel progetto.
Dal sito di Mobility Management, riporto alcuni di questi whitepaper, su alcuni dei temi principali della mobility:

- gestione delle flotte
- car sharing
- glossario dei principali termini

Credo possa essere interessante conoscere il progetto  gestione flotte e  car sharing soprattutto nella direzione richiesta dallo spirito dei progetti europei, ossia la massima condivisione delle esperienze.
I whitepaper comprendono anche la gestione flotte, molto vicina al car sharing, ma non contemplano il car pooling, che non era oggetto neanche marginale del progetto.
Nel progetto Civitas MIMOSA era stato presentato anche un progetto operativo più specifico sulla prenotazione dei parcheggi, che riporto solo per completezza.

SERGE LATOUCHE Il guru della decrescita: «La crisi? Può far bene»


Serge Latouche, economista, teorico della decrescita: oggi tiene una conferenza pubblica all'università
Serge Latouche, economista, teorico della decrescita: oggi tiene una conferenza pubblica all'università
Serge Latouche arriva da Parigi, in treno, di notte. Sulla lunga distanza preferisce la rotaia all'aereo, «troppo inquinante»; per i percorsi medio-brevi usa sempre la bicicletta perché, spiega, «è bello. Mentre pedalo, incontro persone, parlo, imparo. Come diceva il mio maestro, Ivan Illich, la bici è il simbolo di una vita a bassa energia e ad alta comunicazione». Però combinare un'intervista con il più celebre teorico della decrescita (alcuni lo chiamano guru o addirittura profeta) non è semplicissimo. Nell'epoca dello smartphone, Latouche pratica il tecnodigiuno. Non possiede cellulare né indirizzo e-mail. Lo raggiungiamo quindi per interposta persona, come si faceva una volta, attraverso il suo amico e ospite bresciano Marino Ruzzenenti, storico dell'industria e dell'ambiente.

Professor Latouche, certo è raro trovare qualcuno senza cellulare: perché?
Sono uno degli ultimi rimasti. Eppure si sta tanto meglio senza i cellulari! Potrei dire che fanno male, o che dietro a ogni cellulare c´è il sangue delle guerre fomentate dall'Occidente in Paesi come il Congo. Invece dico solo che senza telefonini si vive meglio. L'ansia cala, non hai più il Grande Fratello che ti segue dappertutto. Lo puoi capire anche senza sapere nulla di economia.

Lei vive anche senza automobile né tv. Non le sembra di esagerare?
Per niente: questo non è ascetismo, è benessere. La televisione potrebbe essere divertente, ma è lo strumento principale per la colonizzazione della nostra mente da parte dell'oligarchia economica. La pubblicità ossessiva ci induce tanti bisogni non necessari. Dobbiamo disintossicarci da questa droga per riprendere a vivere. Io, per esempio, adoro ascoltare buona musica, soprattutto la classica.

Ma lei sa che la parola decrescita, alla base del suo pensiero, fa paura? Soprattutto a chi, causa crisi, si trova a rinunciare per necessità e non per scelta.
La parola decrescita può spaventare solo chi non sa di cosa si tratta. È uno slogan provocatorio per far riflettere le persone. Io la chiamo anche prosperità senza crescita, o abbondanza frugale. È assurdo ostinarsi a rincorrere una crescita economica illimitata su un pianeta con risorse limitate. Lo sviluppo, ha detto Gilbert Rist, è una stella morta: se ne vede ancora la luce, ma si è spenta da tempo. La crescita è finita e non riprenderà più. L'Occidente finora si è comportato come il figliol prodigo della parabola evangelica: è vissuto non solo sul reddito, ma ha intaccato il patrimonio. Nel nord del mondo si consuma ogni anno il petrolio che si è accumulato nella Terra in 100mila anni. Rappresentiamo solo il 20 per cento della popolazione mondiale e consumiamo oltre l'80 per cento delle risorse. Se tutta l'umanità assumesse il tenore di vita degli Stati Uniti, dovremmo avere a disposizione cinque pianeti. L'Andalusia mangia pomodori olandesi e l'Olanda mangia pomodori andalusi. Sa come Illich definiva tutto questo? Assurdistan: è il Paese dove viviamo. Per soddisfare bisogni non necessari, abbiamo sacrificato i nostri figli e le generazioni future. La società dei consumi non è più sostenibile né auspicabile.

Ma il treno della crescita è in corsa da qualche secolo: dall'Illuminismo in poi, l'imperativo è sempre stato il progresso. Ci aspetta dunque un futuro da incubo?
L'incubo è il presente! Soprattutto per i più deboli. I nostri governi stanno tentando di prolungare una società di crescita in assenza della crescita. Ciò si traduce in disoccupazione, mancanza di risorse economiche per finanziare lo Stato sociale, l'assistenza sanitaria, l'istruzione pubblica… Tutte voci che i governi si trovano a dover tagliare, mettendo in sofferenza il popolo, mentre gli imprenditori si suicidano, in Italia come altrove. Secondo Adam Smith, un po' della ricchezza dei benestanti sarebbe arrivata ai più poveri per effetto di «sgocciolamento». Non è stato così. Piuttosto, siamo scivolati nella guerra di tutti contro tutti teorizzata da Hobbes. Bisogna cambiare, rinnegando il totalitarismo produttivista.

Eppure, i Paesi emergenti con Pil da capogiro non hanno concepito un diverso modello economico, anzi, hanno copiato il nostro. Perché?
Abbiamo fatto di tutto per trasmettere loro il virus della crescita a ogni costo. Perfino la Cina, che non ne voleva sapere del capitalismo, è stata infettata attraverso due guerre dell'oppio. E oggi si ritrova con il dramma dei mingong: milioni di migranti che lasciano le campagne, dove la vita è impossibile, per ammassarsi nelle inquinatissime periferie urbane e costruire il miracolo cinese in condizioni inumane, spesso finendo per suicidarsi. Ma ora anche la Cina si accorge di essere nei guai, obbligata a sospendere il lavoro nelle fabbriche perché, nelle metropoli come Pechino, lo smog ha raggiunto livelli mostruosi.

Spiegata la pars destruens; qual è la construens?
Bisogna costruire quella che io chiamo la società dell'abbondanza frugale. Una società, cioè, che ripudi la vecchia fede secondo cui il «di più» è uguale a meglio, il produttivismo e il consumismo sfrenati, l'esagerato spostamento di merci e di persone, l'enorme creazione di inquinamento e di rifiuti. Si produce ciò di cui si ha bisogno, e questa autolimitazione serena si chiama frugalità. Che non significa riduzione del benessere.

E come si attua?
Attraverso il programma delle otto R proposto al forum delle Ong di Rio: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Si tratta di recuperare il senso del limite. Nel 2007, Sarkozy si fece eleggere presidente della Francia con questo mantra: «Lavorare di più per guadagnare di più». Una stupidità totale! Com'è stupido che l'Unione Europea chieda agli Stati membri di spostare in avanti l'età della pensione. Il risultato sono milioni di lavoratori che lavorano sempre di più per stipendi sempre più bassi, si stressano, impazziscono, si suicidano, e altri milioni di persone che invece non lavorano affatto. Lavorare meno per lavorare tutti è una delle misure per risolvere la disoccupazione. Ma non è l'unica.

Fra le altre, lei suggerisce il protezionismo. In Francia lo dice anche il Front National di Marine Le Pen: estrema destra…...
Lo so. C'è una parte insopportabile di ciò che dicono, ma non tutto è sbagliato. Come si può competere con la Cina? È una barzelletta. Perciò dobbiamo essere protezionisti in modo intelligente: un protezionismo sociale per permettere a tutti di lavorare, un protezionismo ecologico per salvare il pianeta, un protezionismo anche fiscale.

Ed esiste un Paese che ha imboccato la via giusta?
Molto interessante è l'esperimento intrapreso da Bolivia ed Ecuador, che hanno rifiutato il modello di sviluppo occidentale e introdotto nella Costituzione il principio del «bien vivir». Certamente non sarà facile per loro realizzare questo progetto, ma almeno c'è la volontà.

Il «ben vivere», insomma la felicità. Anche nella Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti c'è il diritto alla felicità, ma ha portato a tutt'altro risultato. Bisogna intendersi sul concetto: cos'è la felicità?
Il think tank britannico New Economics Foundation ha misurato l'Happy planet index, l'indice di felicità in ogni Paese. È emerso che i Paesi con il Pil più alto, come gli Stati Uniti, sono in fondo alla classifica. E sa chi c'è al primo posto? Nel 2006 il Vanuatu, nel 2012 la Costa Rica. Ecco il segreto. La felicità non deriva dalla potenziale soddisfazione di qualsiasi desiderio.
Lorenza Costantino

sabato 21 agosto 2010

Gran Randonneè Bresciana ecco il percorso

Andate su Google Maps è cercate il link Gran Randonneè Bresciana e commentate il percorso.