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mercoledì 5 agosto 2015

CICLOTURISMO IN ITALIA: POTENZIALE INESPRESSO DA 3,2 MLD DI EURO DI FATTURATO



CosmoBike Show, a Veronafiere dall’11 al 14 settembre 2015. Due le iniziative organizzate da CosmoBike Show per valorizzare il turismo sulle due ruote a pedale: Italian Green Road Award e CosmoBike Tourism.
Con 2.728.600 esemplari prodotti nel 2014, in crescita del 2,1% sull’anno precedente, l’Italia si conferma primo produttore di biciclette in Europa (fonte Ancma). Ma l’obiettivo è diventare anche un Paese “a misura di bici”. Perché pedalare, oltre a far bene alla salute e ridurre il numero di auto in circolazione, può rappresentare un’importante leva economica per il turismo nazionale. Secondo l’Agenzia Nazionale del Turismo-Enit, infatti, il ritorno economico del cicloturismo ha una potenzialità a livello nazionale di 3,2 miliardi di euro di fatturato all’anno. Servono, però, infrastrutture adeguate e, se è pur vero che una pista ciclabile può costare fino a 400 euro al metro, studi internazionali dimostrano che ogni euro investito in questo settore ne restituisce 4 o 5 alla collettività in meno di tre anni. Senza prendere come riferimento l’Olanda, patria storica delle due ruote a pedali, molti altri stati europei sono già ben avviati in questa direzione e anche alcune regioni italiane l’hanno imboccata con profitto da alcuni anni. In Francia il fatturato cicloturistico annuale è pari a 2 miliardi, mentre, restando nel nostro Paese, brilla la provincia autonoma di Trento con i suoi 400 chilometri di piste ciclabili che, dal 2009, generano oltre 100 milioni di euro l’anno. L’Italia è la nazione più ricca al mondo per siti e paesaggi dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità e molti di questi si prestano ad essere raggiunti e visitati in bici. Vie verdi e piste ciclopedonali cominciano ad essere più numerose ma, purtroppo, restano ancora poco conosciute. Per questo CosmoBike Show, la fiera internazionale dedicata al mondo della bicicletta alla Fiera di Verona dall’11 al 14 settembre 2015, in collaborazione con Viagginbici, il Magazine del turismo sostenibile, ha istituito l’Italian Green Road Award: premio che valorizza tutti quei luoghi d’Italia caratteristici e visitabili in sella ad una bici. Oggi la passione per la bicicletta – da strada, da corsa o mountain bike – si coniuga con una forma di turismo sostenibile, dinamico e salutare, a contatto con la natura e con l’ambiente. In Veneto, ad esempio, ci sono oltre mille chilometri di piste tabellate ed è stato annunciato, proprio in questi giorni, un progetto di itinerario cicloturistico di 300 chilometri per collegare Verona a Firenze. È da tutte queste premesse che nasce CosmoBike Tourism, il collaterale espositivo di CosmoBike Show pensato per il mondo del turismo in bici dove enti, alberghi, agriturismi, consorzi di promozione, bike park italiani e stranieri presentano al grande pubblico le tipicità e le eccellenze dei territori di provenienza, oltre a opportunità e servizi specifici per una vacanza da vivere pedalando.

sabato 20 giugno 2015

Azienda triestina lancia la lavatrice per bici

La Mathitech Bikes ha creato un sistema innovativo ed ecologico per la pulizia che ha già conquistato hotel specializzati della Germania e negozi di noleggio

Nasce a Trieste una nuova lavatrice automatica per biciclette, realizzata dall’azienda Mathitech Bikes, attiva tra il capoluogo giuliano e la Slovenia, che deriva dalla riprogettazione di una macchina simile, ma molto più costosa e complessa. La novità, costruita in città, sta registrando grande interesse a livello internazionale, con vendite effettuate recentemente in Italia e all’estero.
QBike washing station, questo il nome completo, è concepita come un sistema innovativo che consente di eseguire da sola il lavaggio con acqua e detergente ecologico ed è studiata per essere installata e utilizzata in maniera semplice e rapida, proprio come una lavatrice da casa.
Una macchina rivoluzionaria per il settore e anche “green”, che prevede non solo l’assenza di agenti inquinanti, ma anche un sistema di risparmio dell’acqua, scaricata poi in modo diretto alla rete fognaria, senza il bisogno di particolari filtraggi.
«Qualche anno fa ho visitato la fiera Eurobike in Germania, la più famosa del settore – ricorda Enrico Merlani, titolare di Mathitech Bikes– dove ho visto i primi prototipi di lavatrici per biciclette, che però faticavano a conquistare il mercato per l’alto costo, che si aggirava sui 18mila euro. Ho chiesto all’azienda che la vendeva di poter rivedere tutto il progetto, abbassando i costi e rendendo allo stesso tempo più facile e intuitivo l’uso. Così è stato. Sono riuscito ad abbattere il prezzo, quasi dimezzato rispetto al modello precedente, e a proporla al mercato presto, insieme all’azienda con la quale collaboriamo, la Novatec. Negli ultimi mesi abbiamo avuto un ottimo riscontro e l’interesse sta crescendo costantemente».
Ma come funziona? La bicicletta viene inserita all’interno dello spazio attraverso grande ante vetrate, appoggiata su un braccio di lavaggio basculante, dotato di getti e detergenti appositamente scelti per non danneggiare la bici e i suoi componenti. Dall’esterno il proprietario può osservare in tutta tranquillità la propria due ruote nella fase di pulizia e attendere che sia pronta. Bastano tre minuti per un lavaggio semplice e cinque per un ciclo intenso.
Al momento una stazione di lavaggio è posizionata all’interno del negozio Bikeways di viale Miramare 5, riservata ai proprietari per pulire in velocità le bici noleggiate a triestini e turisti. Altre sono state vendute sia in Italia che all’estero.
«Alcune sono state comperate da bike hotel in Germania, per offrire un servizio ai clienti che amano pedalare e scelgono strutture ricettive ad hoc – spiega Merlani – le ultime tre uscite dalla nostra fabbrica sono state dotate anche di gettoniera, programmabile dal gestore dell’impianto con il prezzo che desidera e quindi fruibili in modo completamente autonomo dalla gente. Altre ancora sono in fase di costruzione. Finora sono state posizionate principalmente all’interno di alberghi e in negozi di noleggio di bici».
La macchina, larga e alta due metri, profonda un metro circa, è dotata di un pannello multilingue con la possibilità di selezionare i comandi in italiano, tedesco e inglese. Un software dedicato ordina e controlla le varie fasi di lavoro.
Sull’ampiamento del mercato e sulle potenzialità future della macchina Merlani ha le idee chiare. «Sono tante le persone che si servono della bici per spostamenti più o meno brevi, anche sul nostro territorio si potrebbe pensare di introdurre una “lavatrice” nei pressi di parchi, piste ciclabili o comunque aree frequentate da appassionati.
Vista la semplicità della macchina si può pensare di posizionarlasenza problemi in uno spazio esterno, prevedendo una tariffa per il lavaggio, come alcuni acquirenti che l’hanno comprata già fanno. Si potrebbe pensare anche di inserirla in zone dove sono presenti autolavaggi – conclude - spazi quindi già ampi e attrezzati».

lunedì 8 giugno 2015

Tre progetti per 57 milioni di turisti: la Toscana dell'ospitalità punta ai segmenti turistici emergenti: matrimoni, cicloturismo e enoturismo


L'obiettivo delle tre iniziative elaborate dall'agenzia pubblica Toscana Promozione è infatti quello di intercettare flussi che, secondo le stime internazionali, riguardano complessivamente circa 57 milioni di turisti, una cifra quasi pari all'intera popolazione italiana.
"Il mondo del turismo è in continua evoluzione – spiega in una nota di Toscana Promozione Alberto Peruzzini, dirigente del settore turismo dell'Agenzia – e per essere sempre ai primi posti è necessario lavorare con anticipo su quei segmenti d'offerta che, in prospettiva futura, offrono il maggior ritorno sull'investimento iniziale". Da questa convinzione è nata l'idea di puntare su tre segmenti che vedono la Toscana già ben posizionata, ma che hanno bisogno di quella spinta in più per poter uscire dalla "nicchia".
Matrimoni – Ogni giorno, nel mondo, si celebrano circa 115 milioni di matrimoni che, complessivamente, generano 6 milioni di viaggi (Fonte: ICOHT 2013). Cifre che corrispondono, con una stima al ribasso che considera solo gli sposi novelli in luna di miele, a circa 12 milioni di viaggiatori. I flussi turistici legati ai matrimoni non sono annoverati nelle statistiche Eurostat sul turismo e solo recentemente se ne comincia a parlare negli studi generali sul turismo nazionale o internazionale. Si tratta, però, di un fenomeno in costante aumento. Le stime emerse dall'ultima assemblea della International Conference on Hospitality & Tourism Management parlano di un incremento del +75% dal 2007 al 2012. "Per fare un esempio concreto – spiega ancora Peruzzini –, basti pensare che solo negli Stati Uniti si celebrano 2 milioni di matrimoni all'anno, di cui 500.000 vengono organizzati all'estero. L'Italia potrebbe intercettarne almeno il 10%, con un enorme beneficio anche per tutto l'indotto". Considerata la crescente tendenza alle nozze all'estero, infatti, puntare sui matrimoni significa lavorare su un segmento turistico che, potenzialmente, interessa dalle strutture ricettive alle lavanderie. Potenzialità che il matrimonio celebrato lo scorso anno a Firenze fra Aradhana Lohia, figlia del magnate della plastica indiano Aloke Lohia e il nobile indiano Kevin Sharma ha ben messo in evidenza: 700 ospiti, 5 alberghi in esclusiva, 35 parrucchieri, 60 fioristi, 200 mezzi riservati e un budget complessivo di 8 milioni di euro.

Cicloturismo – Secondo un recente studio commissionato dal Parlamento Europeo alla European Cyclists' Federation, sarebbero 25,6 milioni i cicloturisti pernottanti nel mondo, per un valore complessivo di 54 miliardi di euro all'anno. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un segmento di nicchia che non è rilevato dalle statistiche Eurostat. I casi studio europei, però, mettono in evidenza come lo sviluppo di itinerari cicloturistici possano avere interessanti ricadute sulle economie locali, in termini di creazione di imprese e posti di lavoro. "Oggi – illustra Peruzzini –, la classifica delle principali destinazioni cicloturistiche europee vede la Francia e l'Austria ai primi posti. Il nostro obiettivo è portare sul podio la Toscana, sfruttando anche la forza che la nostra regione ha nei principali Paesi da cui partono i flussi cicloturistici: Germania e Regno Unito".

Enoturismo – Qui la Toscana gioca in casa, tanto da essere un caso di studio a livello internazionale. Ma si può fare di più, è la convinzione di Toscana Promozione. Nel mondo, infatti, si stima che siano circa 20 milioni gli enoturisti (fonte: Wine Tourism Conference) di cui solo 3 arrivano in Italia. "Gli esperti di settore su questo sono categorici – chiarisce ancora il dirigente Alberto Peruzzini –: gli arrivi in Italia rappresentano solo il 20% delle potenzialità di questo segmento d'offerta""I riconoscimenti ottenuti dalla Toscana negli ultimi anni e che ci indicano come la miglior destinazione europea per l'enoturismo ci dicono che possiamo avere un ruolo importante per incrementare la performance nazionale di questo segmento d'offerta, e questo è quello che vogliamo ottenere. Nella nostra regione sono attive 350 aziende vinicole con offerta ricettiva, di cui 64 si posizionano nel segmento lusso e di queste 15 si situano nel segmento extralusso. Numeri che fanno della Toscana una delle principali destinazioni internazionali del turismo del vino di fascia alta""Oggi i nostri Wine Resort attirano circa 100.000 turisti per un fatturato complessivo che, nel 2013, è stato di 250 milioni di euro – conclude Peruzzini –. Un segmento che pesa per l'1,2% sul movimento complessivo di turisti del vino. È una percentuale che dobbiamo assolutamente far crescere, sfruttando a pieno le potenzialità di questo settore in continua espansione e che vede in campo importanti competitor come la Rioja in Spagna, la Napa Valley in California o le regioni della Francia".

giovedì 4 giugno 2015

CICLOTURISMO, IL VENETO CI CREDE DAVVERO;

Segnaletiche apposite, interventi su Dolomiti e strade forestali, nuove piste, promozione degli itinerari: la Regione Veneto punta su un mercato da 11 miliardi di euro per l'Europa, grazie soprattutto a tedeschi, austriaci e olandesi
Il Veneto si candida a diventare una destinazione cicloturistica d'eccellenza, potendo contare su una rete di 1200 km di ciclovie, lungo cui lo scorso anno è stata completata la posa della segnaletica, che sarà implementata e completata proprio per orientare i turisti viaggiatori.
Come spiega una nota ufficiale della Regione, si provvederà inoltre ad attrezzare le salite e i passi dolomitici scelti dagli appassionati della velocità e si interverrà sulle strade forestali scelte dagli amanti della mountain bike"Secondo i dati presentati dalla Commissione Europea il valore economico delle vacanze in bicicletta in Europa si aggira attorno gli 11 miliardi di euro, generato soprattutto da tedeschi (con ben 8 milioni), austriaci, e olandesi" ha dichiarato l'assessore al turismo del Veneto, Marino Finozzi. "In questo settore la nostra Regione è già presente in tutti i cataloghi dei Tour Operator europei ed è una delle prime mete dei turisti che scendono dalle Alpi seguendo il corso dei fiumi Adige e Brenta" prosegue Finozzi. L'assessore regionale annuncia poi che nei prossimi mesi saranno utilizzate "significative risorse per realizzarenuove piste ciclabili di lunga percorrenza, completando quei percorsi che intercettano i principali flussi turistici: Lago di Garda – Venezia, una classica del cicloturismo italiano; la ciclovia delle spiagge, lungo il nostro magnifico litorale; laDolomiti – Venezia, dalle montagne al mare. A queste si aggiungono altre nuove rotte di sicuro interesse come la ciclovia del Brenta e l'ex-ferrovia Treviso – Ostiglia".
Secondo la Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab), la mappatura di 18.000 chilometri di ciclovie messa a punto recentemente da Bicitalia potrebbe generare un fatturato pari a 3,2 miliardi di euro all'anno per il nostro Paese, in cui ancora si attende la creazione di una legge che regolamenti il cicloturismo in tutti i territori nazionali. Il Veneto, peraltro, è attraversato da un considerevole pezzo di "VEN.TO", il progetto del Politecnico di Milano (su cui è stato prodotto anche un film) per creare una pista ciclabile da Torino a Venezia.
E in occasione di Expo Bici, spiega ancora il comunicato ufficiale, la Regione Veneto ha presentato tre nuovi prodotti editoriali destinati a questo segmento del turismo slow. "Si tratta delle nuove brochure della collana 'Veneto in bicicletta', in distribuzione dalle prossime settimane" ha commentato Finozzi. La prima si intitola "Slow Bike" e descrive il piacere del viaggio sulle migliori ciclovie del Veneto. La seconda è più specifica: "Mountain Bike" sarà dedicata ai 10 migliori bikeresort. La terza brochure è "Road bike": a partire dal fascino del Giro d'Italia, invita il turista sportivo a confrontarsi con le 8 escursioni e 2 scalate sulle strade della corsa rosa.
I percorsi delle tre nuove brochure sono scaricabili dal portale www.veneto.to in formato adatto ai navigatori gps, e secondo l'assessore "sono un altro passo del Veneto per miglioramento nell'accoglienza del turista: un processo costante che richiede il sostegno e la forza dei numerosi operatori turistici veneti che credono in questo specifico mercato".

martedì 2 giugno 2015

ciclismo turismo sostenibile

Messa a punto una mappa con 18.000 chilometri di strade percorribili in bicicletta in Italia. Il cicloturismo in Europa vale 44 miliardi l'anno, nel nostro Paese si attende una legge nazionale
Bisognerà attendere ancora per le innovazioni (velostazioni, sistema di identificazione nazionale e tutti i capoluoghi collegati) della legge quadro per la ciclabilità in Italia a cui lavoravano nei mesi scorsi alcuni deputati del gruppo interparlamentare per la Mobilità Nuova.
Ma la mappa della rete di ciclovie nazionali (circa 18.000 km di strade ciclabili) è già pronta grazie a Bicitalia, il progetto messo a punto dalla Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab) con la collaborazione di dieci Regioni italiane e della Provincia di Trento, come riporta il magazine Voci di Milano.
La rete è consultabile sul sito www.bicitalia.org: 10.000 chilometri già mappati, 18 itinerari e 50 "ciclovie di qualità", ovvero itinerari prevalentemente su pista ciclabile che, per caratteristiche del paesaggio, sicurezza e servizi offerti, sono considerati al di sopra della media nazionale.
Come riporta ancora Voci di Milano, "i turisti che amano visitare l'Italia in sella alla bicicletta rappresentano il 20% di tutto il turismo ciclistico dell'Europa centro-meridionale. Ad attrarre un numero sempre maggiore di persone è la possibilità di vivere un'esperienza di viaggio focalizzata sull'utilizzo della bicicletta ma utilizzando anche il treno per gli spostamenti più lunghi".
"Il lavoro di Fiab per Bicitalia si inserisce nel progetto europeo di EuroVelo, la grande rete ciclabile sviluppata dall'European cyclists' federation (Ecf) che corre su oltre 70 mila km di strade tra i Paesi dell'Unione europea" per un valore economico valutato in circa 44 miliardi di euro all'anno. E secondo la Fiab, la rete di Bicitalia potrebbe generare un fatturato pari a 3,2 miliardi di euro all'anno per il nostro Paese. Sempre in attesa di una legge che regolamenti il cicloturismo in tutti i territori d'Italia.

lunedì 1 giugno 2015

Ciclabili, appello per lo «stradone»


Il comitato «Bike No Stop» - «Rischi reali, fate in fretta»
Quattro anni fa nascenta in Busa il Comitato «Bike no stop», creato per spingere le amministrazioni ad investire di più
e più in fretta sul mondo della bicicletta, ad iniziare dalla creazione delle ciclabili in zona.
Dal 2011 ad oggi non molto, però, sembra cambiato a giudicare dal documento che il comitato ha inviato in questi
giorni: «La "fame" di ciclabili è generata da un'accresciuta popolazione in termini numerici, ma soprattutto da un
cambiamento nello stile di vita e ad una maggiore sensibilità verso le tematiche green: la bici viene vissuta come il
modo migliore per lasciare a casa l'auto, con ottime ricadute su traffico, inquinamento, salute e portafogli. La notevole
diffusione poi delle bici elettriche ha dato la possibilità anche agli anziani che avevano appeso la bici al chiodo, di
sfrecciare, veloci come ventenni, anche in salita».
Questo sul fronte dei residenti ma ovviamente, in una zona come nostra, grande importanza ha anche il ciclosturismo:
«Crescono di anno in anno i turisti, soprattutto stranieri che prenotano strutture alberghiere, spesso di medio/alto
livello, dove soggiornare ricoverando le proprie bici in carbonio da seimila euro».
Il comitato "Bike No Stop" in questi anni ha raccolto oltre 3600 firme tramite i vari gazebo ed ha pubblicato decine di
articoli sui media locali. «E' così che è iniziata una costruttiva collaborazione con l'allora sindaco Mattei - scrivono - che
pur definendoci ironicamente "i rompiscatole delle ciclabili", aveva preso fortemente a cuore la faccenda, portando a
casa, nel giro di pochi mesi, un paio di risultati eccellenti: la costruzione a spese della casa di cura Regina di una nuova
passerella sul Sarca e, soprattutto, la "mission impossible" di convincere i Bacini Montani alla costruzione del tratto di
ciclabile a sbalzo sul Sarca, per tappare quell'intollerabile "buco nero" che interrompeva la pista proveniente da Dro
verso Torbole».
Da allora il sindaco Betta è succeduto a Mattei e Mosaner a sé stesso: con entrambi i sindaci il Comitato ha avviato
una serie di incontri per portare a termine il completamento e la sistemazione di quella che dovrebbe diventare la
"spina dorsale" delle ciclabili locali, ovvero la Riva-Arco lungo via Santa Caterina.
«Centinaia di ciclisti percorrono giornalmente questo tratto, per andare da un comune all'altro o per recarsi nei centri
commerciali lungo lo stradone. Tutti ciclisti dotati evidentemente di grande coraggio e sprezzo del pericolo, data
l'oggettiva pericolosità del tracciato odierno, che non pochi incidenti, anche gravi, ha generato. Entrambi i sindaci si
sono dichiarati disponibili al completamento di questa essenziale opera pubblica ed hanno dato incarico ai propri
tecnici di procedere al rilievo e alla progettazione». Da questo punto di vista il Comitato è pienamente soddisfatto per assegna stampa gardesana
il costruttivo dialogo intavolato con le amministrazioni. La nota dolente è la tempistica: «A quest'ora - scrive il
comitato - i lavori dovrebbero essere già iniziati, se non addirittura completati, anche in riferimento alla relativa
semplicità progettuale-realizzativa, e ai costi contenuti dell'intervento. Per quanto riguarda poi il progetto della
ciclabile a sbalzo sul Sarca, impostato dal compianto arch. Roberto Bresciani, sono ormai un paio di anni che è pronto,
ma i lavori non partono perché non si riescono a sbloccare i soldi della Provincia, già peraltro deliberati».
Quello che il Comitato chiede pertanto ai due attuali sindaci di Arco e di Riva è di «prendere maggiormente a cuore la
questione delle ciclabili e di dimostrare un polso più fermo, come già fece a suo tempo Mattei, verso gli impedimenti
tecnici e burocratici, che rischiano di allungare oltre misura i tempi di realizzazione di opere pubbliche così essenziali

venerdì 27 marzo 2015

Helsinki la prima città al mondo che sarà senz'auto private!

Le auto? A Helsinki sono inutili

Dieci anni a partire dal 2014: è questo il tempo stimato per vedere concretizzata quella rivoluzione con cui Helsinki, la capitale finlandese, promette di svuotarsi dalle quattro ruote private.


Kutsuplus
Kutsuplus
Ormai lontana dall’essere un “oggetto del desiderio”, l’automobile sembra destinata a divenire, almeno per i giovani finnici, sempre più una proprietà condivisa, a cui ricorrere esclusivamente quando il trasporto pubblico o i servizi in sharing non dovessero dimostrarsi in grado di soddisfare specifiche esigenze.
Per centrare il traguardo della riduzione delle emissioni inquinanti e offrire alla cittadinanza soluzioni economiche, affidabili e flessibili, la Helsinki Regional Transport Authority ha di recente affiancato alla rete pubblica Kutsuplus, un sistema di minibus la cui gestione è affidata a un sito web e a un’app. Gli utenti, dopo la registrazione e il trasferimento di denaro nel “trip wallet” personale, possono iniziare a utilizzare il servizio, indicando indirizzo di partenza, destinazione e orari. Il codice di viaggio ricevuto sullo smartphone, assieme alle istruzioni preliminari, va mostrato al conducente al momento della salita nel minibus; durante il trasferimento i monitor nell’abitacolo mostrano il tragitto in progress, consentendo di individuare il punto di arrivo anche se non conosciuto.
Kutsuplus
Kutsuplus
Utilizzabile dal lunedì al venerdì dalle 6 alle 23, Kutsuplus associa utenti sconosciuti, accomunati dal dover percorrere, in un determinato momento, il medesimo itinerario in specifiche zone della città. Ma c’è di più. Oltre all’espansione programmata per il prossimo futuro, grazie alla quale la copertura diverrà più capillare, questa forma dimobilità on demand si potenzia grazie ai feedback del cliente: ogni utente è infatti invitato a raccontare la propria esperienza, considerata un contributo essenziale per il miglioramento del servizio. Con benefici per tutti.

venerdì 20 marzo 2015

In bici comprare e meglio!

Perché i commercianti dovrebbero chiedere meno parcheggi e più ciclabili (in 11 studi)

Lo spazio in città è una risorsa limitata e, quando si parla di creazione di piste o corsie ciclabili, spesso si tende a dimenticare che per fare posto a una ciclabile, spesso si deve sottrarre spazio ad altri utenti della strada. Per molti anni in Italia lo spazio è stato sottratto soprattutto ai pedoni dando vita, in questo modo a degli spazi “ciclopedonali”, ambienti ibridi in cui in molti casi i pedoni si sentono minacciati dalla velocità delle biciclette e i ciclisti si sentono in pericolo a causa dei movimenti improvvisi di pedoni e dai guinzagli telescopici per cani.
parcheggio bici auto inhabitat
Da qualche tempo a questa parte (sia lodato il cielo!) si sta sempre più diffondendo l’idea per cui le ciclabili (piste o corsie che siano) debbano essere costruite in sede stradale sottraendo spazio alle automobili, in particolare ai parcheggi. Questo approccio tende a incontrare l’opposizione (oltre che di quegli automobilisti che ritengono che le strade debbano essere ad uso esclusivo dei veicoli a motori) di molti commercianti che ritengono che eliminando spazio per la sosta, questo si traduca necessariamente in una riduzione di introiti.
Le esperienze provenienti da tutto il mondo (tranne dall’Italia dove si trovano finanziamenti per costruire autostrade che rimangono inutilizzate, ma non per valutare quale sia la strada migliore per guidare il paese fuori dalla crisi) dimostrano che la sostituzione di parcheggi con piste o corsie ciclabili non solo non si traduce necessariamente in una riduzione del fatturato per i commercianti situati nelle zone interessate da questi cambi di destinazione d’uso dello spazio pubblico, ma addirittura potrebbe comportarne un considerevole aumento.
Di seguito riportiamo i risultati di 12 studi.


Portland, USA

Un’analisi di 78 attività economiche situate nell’area metropolitana di Portland nell’Oregon ha rilevato che gli avventori non motorizzati (inclusi, quindi, i ciclisti) sono consumatori che spendono in media tanto quanto se non di più di quanto non facciano i consumatori in automobile. In un mese i ciclisti spendono quindi meno degli automobilisti nei supermercati, ma spendono di più in bar, ristoranti e botteghe di quartiere. In generale si può affermare che i ciclisti spendono meno per ogni viaggio effettuato, ma comprano più spesso.
ciclabili e parcheggi studio portland

New York City, USA

Un’indagine condotta su 420 abitanti della prima e seconda avenue dell’East Village di Mahattan, zona caratterizzata da piste ciclabili in struttura, rivela che la spesa aggregata dei non automobilisti rappresenta il 95% della spesa globale nell’area interessata. I ciclisti in particolare spendono una media di 163 $ alla settimana contro i 143 $ di chi si sposta in automobile.
spesa media automobilisti e ciclisti new york

Auckland, Christchurch e Wellington, Nuova Zelanda

Un’indagine condotta su 1.744 consumatori e 144 negozi in nove aree di shopping nelle tre principali città della Nuova Zelanda rivela che gli automobilisti spendono mediamente di più per ogni viaggio effettuato rispetto a chi non utilizza l’auto (47 $ contro 34$). Tuttavia nelle zone centrali delle città la differenza è solamente di 4$ per viaggio effettuato. Inoltre i consumatori non motorizzati spendono più tempo nelle zone dello shopping rispetto a chi utilizza l’automobile.

Dublino, Irlanda

Lo studio riguarda le abitudini di consumo lungo due strade di Dublino: Grafton Street e Henry Street. I commercianti in entrambi i casi tendono a sovrastimare quanti dei propri clienti utilizzano l’automobile: a Grafton la stima era del 13% a fronte di un dato reale del 10%, su Henry Street la stima fatta era del 19% a fronte di un dato reale del 9%. Su Grafton Street (strada fornita di migliori infrastrutture ciclabili) la spesa media mensile si avvicina molto a quella degli automobilisti: 228 € contro 237 €.
Spesa media per mezzo di trasporto Dublino Irlanda

Los Angeles, USA

A seguito dei lavori effettuati sulla York Avenue di Los Angeles è stata aggiunta una corsia ciclabile a scapito di una corsia per le auto. Uno studio ha evidenziato “un effetto minimo sulle attività commerciali, valore degli immobili e sulle abitudini di consumo della zona” a seguito del cambio della destinazione d’uso. Quello che invece è stato evidenziato è una drastica differenza tra le dichiarazioni dei redditi dei negozi situati lungo la nuova ciclabile rispetto a quelli non interessati dalla ciclabile ($1.116.745 contro $574.778).

Toronto, Canada

Un’indagine condotta su 61 negozi e 538 clienti su Bloor Street a Toronto ha evidenziato che solamente il 10 % dei clienti utilizzano l’auto per fare acquisti e che coloro che arrivano a piedi e in bicicletta spendono più denaro su base mensile. Gli autori dello studio concludono dicendo che trasformare i parcheggi in piste o corsie ciclabili “difficilmente” può avere un impatto negativo sul volume di business generato nella zona e che, invece, “questo cambiamento può verosimilmente incrementare l’attività commerciale”.
spesa media mezzo di trasporto toronto

San Francisco, USA

Qualche anno fa, quando San Francisco stava considerando l’ipotesi di introdurre un sistema di congestion charge (tipo area C a Milano), molti commercianti obiettarono che questa misura avrebbe soffocato i loro affari. Ma un’indagine condottoa su 1.187 consumatori nelle zone centrali della città ha rivelato che la maggior parte di loro si spostava con i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta. Coerentemente con quanto sostenuto in altri studi, i ricercatori hanno individuato che gli utenti non motorizzati spendono di più rispetto agli automobilisti in quanto visitano le aree di shopping più spesso. Particolarmente interessante è che “l’ipotesi che i consumatori che si muovono in automobile hanno una propensione alla spesa maggiore di chi utilizza i trasporti pubblici non è suffragato dai dati emersi nello studio e neppure dai risultati riscontrati in altre città”

Seattle, USA

La ricercatrice dell’Università di Washington, Kyle Rowe, ha raccolto i dati della vendita al dettaglio prima e dopo che la costruzione di una pista ciclabile portò alla cancellazione di 12 posti auto sulla 65a strada a Seattle. L’indice di vendite sulla 65a strada si è impennato dopo la creazione della ciclabile, soprattutto se paragonato con gli altri negozi del circondario.
Ciclabile seattle impatto vendite

Davis, California, USA

Uno studio molto recente condotto da due studiosi della University of California, Natalie Popovich e Susan Handy hanno analizzato circa 1.900 viaggi verso il centro di Davis effettuati dopo l’apertura di un centro commerciale. I ciclisti non solo effettuano più viaggi di quanti non ne facciano gli automobilisti, ma effettuano anche viaggi di maggiore valore portando a una spesa media mensile di 250 $ contro i 180 $ degli automobilisti. La cosa è tanto più interessante perché il centro commerciale considerato vende tutto tranne cibo.

Bristol, Inghilterra & Graz, Austria

Dei ricercatori britannici hanno effettuato un’indagine su 840 consumatori e 126 esercizi commerciali a Bristol, Inghilterra da cui emerge che i venditori tendono a ritenere che i propri clienti vivano molto più lontano di quanto effettivamente non fosse e, soprattutto, che tendono a sopravvalutare l’uso fatto dell’automobile: i negozianti di Bristol pensavano che il 41% dei loro clienti arriva in auto, mentre questo era vero solamente per il 22% (allo stesso tempo ritenevano che solamente il 6% si sposta in bici contro un dato reale del 10%). Quest cifre sono perfettamente allineate a quelle evidenziate durante un altro studio sulla città di graz in Austria.
graz e bristol studio uso bici e auto

Melbourne, Australia

Un approccio differente viene offerto da uno studio condotto a Melbourne in Australia: la ricercatrice Alison Lee ha scoperto che gli automobilisti sostengono effettivamente una spesa media oraria maggiore rispetto ai ciclisti (27$ contro 16,20$). Ma siccome un’auto occupa il posto di 6 biciclette, il valore economico orario generato dallo spazio occupato da un’auto è inferiore rispetto a quello occupato dalle bici, motivo per cui sarebbe preferibile sostituire i parcheggi per auto con quelli per biciclette.
costo orario parcheggio auto e bici melbourne

44 miliardi l'anno dal cicloturismo. Quanti intercettati dall'Italia?


Nuovo studio rivela: “dal turismo in bicicletta 44 miliardi di euro” cicloturismo-economiaUna ricerca condotta in occasione della Settimana Europea della Mobilità ha svelato che l’indotto del cicloturismo in Europa si aggira attorno ai 44 miliardi di euro all’anno, e altri 7 miliardi di introiti potrebbero essere generati grazie alla sola rete cicloturistica Eurovelo, ideata dalla ECF (European Cyclists’ Federation) e ancora in fase di avanzamento.
Secondo il professor Richard Weston, dell’Università di Lancaster, “questa è l’ennesima riprova di come il cicloturismo costituisca una spinta enorme per le economie locali, oltre che una forma di turismo sostenibile per l’ambiente che porta ad essere meno dipendenti dal trasporto aereo“. Weston spiegherà i dettagli dello studio in occasione della conferenza sull’economia del cicloturismo di ECF/EGWA (European Greenways Association), in programma a Nantes il prossimo 26 settembre, a cui parteciperanno altre importanti personalità del settore cicloturismo di tutto il mondo, tra cui Dominique Lebrun, coordinatore del France’s National Cycling, e Jim Sayer, direttore esecutivo di Adventure Cycling (Stati Uniti).
Un altro tema al centro del dibattito sarà l’accesso ai finanziamenti dell’Unione Europea per realizzare gli itinerari cicloturistici. L’obiettivo della Francia – spiega Lebrun – è infatti quello di diventare il primo paese europeo per cicloturisti ospitati. Le condizioni per raggiungere l’ambizioso primato sembrano esserci, il Piano Nazionale della Ciclabilità francese pubblicato all’inizio di quest’anno ha garantito nuovi fondi dal governo tenendo conto sia dell’importanza di aumentare il numero di ciclisti urbani quotidiani, sia dell’enorme valore economico del turismo in bicicletta.

martedì 17 febbraio 2015

Bike to school, chi la utilizza di più ?

E' strano vedere come i paesi Europei in cui clima sia meno mite siano le nazioni in cui gli studenti utilizzano con più assiduità la bicicletta. Non sarà una questione di cultura?

lunedì 16 febbraio 2015

La nuova frontiera del turismo: l'attività sportiva!

Turismo: lo sport la nuova frontiera delle vacanze italiane

Migliaia di chilometri di piste ciclabili assicurano tranquille pedalate ovunque e molti pacchetti turistici prevedono anche il trasporto dei bagagli da una tappa all’altra

Dal paragliding sul Lago di Garda fino al giro in Mountain bike sui pendii dell’Etna. Vacanze come emozioni tra sport e natura offerte nei pacchetti turistici insieme al soggiorno e alle proposte culturali e enogastronomiche. L’ultima tendenza del settore ha conquistato un suo spazio, ‘Destination sport’ anche alla Bit Borsa Internazionale del turismo che si e’ svolta alla Fiera di Milano. Se i primi erano stati gli operatori romagnoli e veneti ad attrezzare le spiagge come palestre, adesso ogni localita’ turistica e’ in grado di offrire la vacanza sportiva. Migliaia di chilometri di piste ciclabili assicurano tranquille pedalate ovunque e molti pacchetti turistici prevedono anche il trasporto dei bagagli da una tappa all’altra. Il Parco del Montello, collina veneziana, propone 12 percorsi ‘ciclogusto’ ma per gli sportivi piu’ provetti ci sono i 145 km fino a 1047 metri di altitudine sull’Etna o la Traversata Euganei in Veneto. La Toscana e in particolare la Garfagnana propone decine di escursioni a piedi, ma anche a cavallo, tra i crinali dell’Appennino e le Alpi Apuane. Sulle Dolomiti si organizzano corsi di guida sicura sulla neve,attorno Garda oltre al parapendio si puo’ fare rafting, canyoning e in Liguria ferrate e arrampicate. Per le vacanze con i bambini la proposta arriva dagli spiazzi di Gromo nel bergamasco:10 percorsi in un parco sospeso nel bosco.

lunedì 1 dicembre 2014

SERGE LATOUCHE Il guru della decrescita: «La crisi? Può far bene»


Serge Latouche, economista, teorico della decrescita: oggi tiene una conferenza pubblica all'università
Serge Latouche, economista, teorico della decrescita: oggi tiene una conferenza pubblica all'università
Serge Latouche arriva da Parigi, in treno, di notte. Sulla lunga distanza preferisce la rotaia all'aereo, «troppo inquinante»; per i percorsi medio-brevi usa sempre la bicicletta perché, spiega, «è bello. Mentre pedalo, incontro persone, parlo, imparo. Come diceva il mio maestro, Ivan Illich, la bici è il simbolo di una vita a bassa energia e ad alta comunicazione». Però combinare un'intervista con il più celebre teorico della decrescita (alcuni lo chiamano guru o addirittura profeta) non è semplicissimo. Nell'epoca dello smartphone, Latouche pratica il tecnodigiuno. Non possiede cellulare né indirizzo e-mail. Lo raggiungiamo quindi per interposta persona, come si faceva una volta, attraverso il suo amico e ospite bresciano Marino Ruzzenenti, storico dell'industria e dell'ambiente.

Professor Latouche, certo è raro trovare qualcuno senza cellulare: perché?
Sono uno degli ultimi rimasti. Eppure si sta tanto meglio senza i cellulari! Potrei dire che fanno male, o che dietro a ogni cellulare c´è il sangue delle guerre fomentate dall'Occidente in Paesi come il Congo. Invece dico solo che senza telefonini si vive meglio. L'ansia cala, non hai più il Grande Fratello che ti segue dappertutto. Lo puoi capire anche senza sapere nulla di economia.

Lei vive anche senza automobile né tv. Non le sembra di esagerare?
Per niente: questo non è ascetismo, è benessere. La televisione potrebbe essere divertente, ma è lo strumento principale per la colonizzazione della nostra mente da parte dell'oligarchia economica. La pubblicità ossessiva ci induce tanti bisogni non necessari. Dobbiamo disintossicarci da questa droga per riprendere a vivere. Io, per esempio, adoro ascoltare buona musica, soprattutto la classica.

Ma lei sa che la parola decrescita, alla base del suo pensiero, fa paura? Soprattutto a chi, causa crisi, si trova a rinunciare per necessità e non per scelta.
La parola decrescita può spaventare solo chi non sa di cosa si tratta. È uno slogan provocatorio per far riflettere le persone. Io la chiamo anche prosperità senza crescita, o abbondanza frugale. È assurdo ostinarsi a rincorrere una crescita economica illimitata su un pianeta con risorse limitate. Lo sviluppo, ha detto Gilbert Rist, è una stella morta: se ne vede ancora la luce, ma si è spenta da tempo. La crescita è finita e non riprenderà più. L'Occidente finora si è comportato come il figliol prodigo della parabola evangelica: è vissuto non solo sul reddito, ma ha intaccato il patrimonio. Nel nord del mondo si consuma ogni anno il petrolio che si è accumulato nella Terra in 100mila anni. Rappresentiamo solo il 20 per cento della popolazione mondiale e consumiamo oltre l'80 per cento delle risorse. Se tutta l'umanità assumesse il tenore di vita degli Stati Uniti, dovremmo avere a disposizione cinque pianeti. L'Andalusia mangia pomodori olandesi e l'Olanda mangia pomodori andalusi. Sa come Illich definiva tutto questo? Assurdistan: è il Paese dove viviamo. Per soddisfare bisogni non necessari, abbiamo sacrificato i nostri figli e le generazioni future. La società dei consumi non è più sostenibile né auspicabile.

Ma il treno della crescita è in corsa da qualche secolo: dall'Illuminismo in poi, l'imperativo è sempre stato il progresso. Ci aspetta dunque un futuro da incubo?
L'incubo è il presente! Soprattutto per i più deboli. I nostri governi stanno tentando di prolungare una società di crescita in assenza della crescita. Ciò si traduce in disoccupazione, mancanza di risorse economiche per finanziare lo Stato sociale, l'assistenza sanitaria, l'istruzione pubblica… Tutte voci che i governi si trovano a dover tagliare, mettendo in sofferenza il popolo, mentre gli imprenditori si suicidano, in Italia come altrove. Secondo Adam Smith, un po' della ricchezza dei benestanti sarebbe arrivata ai più poveri per effetto di «sgocciolamento». Non è stato così. Piuttosto, siamo scivolati nella guerra di tutti contro tutti teorizzata da Hobbes. Bisogna cambiare, rinnegando il totalitarismo produttivista.

Eppure, i Paesi emergenti con Pil da capogiro non hanno concepito un diverso modello economico, anzi, hanno copiato il nostro. Perché?
Abbiamo fatto di tutto per trasmettere loro il virus della crescita a ogni costo. Perfino la Cina, che non ne voleva sapere del capitalismo, è stata infettata attraverso due guerre dell'oppio. E oggi si ritrova con il dramma dei mingong: milioni di migranti che lasciano le campagne, dove la vita è impossibile, per ammassarsi nelle inquinatissime periferie urbane e costruire il miracolo cinese in condizioni inumane, spesso finendo per suicidarsi. Ma ora anche la Cina si accorge di essere nei guai, obbligata a sospendere il lavoro nelle fabbriche perché, nelle metropoli come Pechino, lo smog ha raggiunto livelli mostruosi.

Spiegata la pars destruens; qual è la construens?
Bisogna costruire quella che io chiamo la società dell'abbondanza frugale. Una società, cioè, che ripudi la vecchia fede secondo cui il «di più» è uguale a meglio, il produttivismo e il consumismo sfrenati, l'esagerato spostamento di merci e di persone, l'enorme creazione di inquinamento e di rifiuti. Si produce ciò di cui si ha bisogno, e questa autolimitazione serena si chiama frugalità. Che non significa riduzione del benessere.

E come si attua?
Attraverso il programma delle otto R proposto al forum delle Ong di Rio: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Si tratta di recuperare il senso del limite. Nel 2007, Sarkozy si fece eleggere presidente della Francia con questo mantra: «Lavorare di più per guadagnare di più». Una stupidità totale! Com'è stupido che l'Unione Europea chieda agli Stati membri di spostare in avanti l'età della pensione. Il risultato sono milioni di lavoratori che lavorano sempre di più per stipendi sempre più bassi, si stressano, impazziscono, si suicidano, e altri milioni di persone che invece non lavorano affatto. Lavorare meno per lavorare tutti è una delle misure per risolvere la disoccupazione. Ma non è l'unica.

Fra le altre, lei suggerisce il protezionismo. In Francia lo dice anche il Front National di Marine Le Pen: estrema destra…...
Lo so. C'è una parte insopportabile di ciò che dicono, ma non tutto è sbagliato. Come si può competere con la Cina? È una barzelletta. Perciò dobbiamo essere protezionisti in modo intelligente: un protezionismo sociale per permettere a tutti di lavorare, un protezionismo ecologico per salvare il pianeta, un protezionismo anche fiscale.

Ed esiste un Paese che ha imboccato la via giusta?
Molto interessante è l'esperimento intrapreso da Bolivia ed Ecuador, che hanno rifiutato il modello di sviluppo occidentale e introdotto nella Costituzione il principio del «bien vivir». Certamente non sarà facile per loro realizzare questo progetto, ma almeno c'è la volontà.

Il «ben vivere», insomma la felicità. Anche nella Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti c'è il diritto alla felicità, ma ha portato a tutt'altro risultato. Bisogna intendersi sul concetto: cos'è la felicità?
Il think tank britannico New Economics Foundation ha misurato l'Happy planet index, l'indice di felicità in ogni Paese. È emerso che i Paesi con il Pil più alto, come gli Stati Uniti, sono in fondo alla classifica. E sa chi c'è al primo posto? Nel 2006 il Vanuatu, nel 2012 la Costa Rica. Ecco il segreto. La felicità non deriva dalla potenziale soddisfazione di qualsiasi desiderio.
Lorenza Costantino

domenica 9 novembre 2014

Un percorso ciclabile da Cadice ad Atene.

Cadice-Barcellona-Nizza-Torino-Venezia-Fiume-Spalato-Tirana-Athene
 La Ven-To il tratto italia che in gran parte è già realizzato.

Non è una nuova autostrada nè tantomeno un nuovo corridoio ferroviario ma la più grande vera opera rivoluzionaria del XXI° secolo. L'opera che unirà l'Europa del sud in un unico lungo filo rosso a pedali. Per ora, come potete vedere dai colori del tracciato è ancora un'idea sulla carta ma grazie all'Expo 2015 speriamo che la Ven-To il percorso da Torino a Venezia venga completato in modo da avviare un processo virtuoso che possa smuovere le coscienze.
Alla prossima puntata. Se volete essere sempre aggiornati: http://www.eurovelo.com/en/eurovelos/eurovelo-8/countries/italy